Meglio regnare all'inferno che servire al salto.

 

La Motrice/8 - L'epilogo

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Mercoledì 21 Maggio 2008 00:00

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La Motrice/8 - L'epilogo

Leggi il primo capitolo ("L'initio").

Leggi il secondo capitolo ("L'interrogatorio").

Leggi il terzo capitolo ("Morpheus").

Leggi il quarto capitolo ("Addestramento: teoria e tecniche").

Leggi il quinto capitolo ("Addestramento: un caso concreto").

Leggi il sesto capitolo ("Lo racolo").

Leggi il settimo capitolo (Un impegno concreto: salvare Morpheus)

 

8. L'epilogo

Guidò l'elicottero davanti alla vetrata della stanza dove Morpheus era sotto custodia; io mi posizionai alla mitragliatrice.

“Spank, caricamento software vocale Dieco”. Non aveva una particolare utilità pratica, ma urlare “IUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUULENZA” mentre aprivo il fuoco fu un'emozione impagabile.

Il numero dei colpi che riuscivo a sparare con quell'arnese spinse persino gli agenti a spostarsi nello stanza adiacente. Era il momento ideale per la fuga: “MORPHEUS! ORA!”

Udì le mie grida, nonostante lo avessero probabilmente drogato. Spezzò le manette e corse verso la finestra, pronto a lanciarsi verso l'elicottero. Al momento del salto accadde l'impensabile: Legrottaglie, caricato dagli agenti, riuscì a falciarne la caviglia: la lunghezza del balzo ne fu irrimediabilmente compromessa.

Riuscii in una mossa disperata: afferrare il cavo, lanciarmi nel vuoto ed agganciare Morpheus. Tremity iniziò ad allontanarsi alla massima velocità possibile, ma il dondolìo di noi due appesi al cavo sbilanciava l'elicottero. Concedemmo così qualche secondo di troppo al tiro al bersaglio degli agenti, che ebbero modo di danneggiare il telaio. Tremity ci depositò sul tetto di un palazzo vicino mentre già il velivolo perdeva quota e le fiamme si sprigionavano dalla coda, ponendo il mezzo a serio rischio di esplosione.

“Un uomo entra in un caffé. SPLASH.” La mia freddura gelò tutti, ma soprattutto cristallizzò l'incendio. Tremity guadagnò gli attimi necessari per restituirmi il cavo; riuscii a metterla in salvo tirando l'elicottero con le mie sole forze.

Verificate le buone condizioni di tutti, mi rivolsi a Morpheus:

“L'oracolo...” “...ti ha detto solo quello che avevi bisogno di sentire, Neo. Ambata su Venezia a parte.”

“Ora” disse – rivolgendosi a Tremity - “hai visto con i tuoi occhi. Abbiamo trovato l'eletto. Via di qui, veloci.”

Contattò Spank: l'uscita più vicina si trovava in una fermata della metro poco distante. La raggiungemmo in pochi minuti, mentre il vecchio telefono a gettoni già squillava.

Morpheus fu il primo ad uscire. Tremity indugiò, dicendo che aveva qualcosa di importante di cui parlarmi. Dopo qualche secondo di tentennamenti, stabilì che avrebbe trovato un momento migliore. Rispose al telefono, un attimo prima che un proiettile facesse saltare in aria l'apparecchio: era l'agente che aveva condotto il mio interrogatorio.

“Ci ritroviamo, signor Anderson. Mi permetta di presentarmi: sono l'agente Smith.”

Sparammo in contemporanea: nessuno dei due centrò l'obiettivo. Il combattimento si spostò così dalle armi da fuoco alle armi bianche, se consideriamo il pallore delle mie mani.

Kung-fu, tae kwon do, kaioken, ju-jitsu, karate, sumo, sushi, tofu; nessuna delle maggiori tecniche orientali riuscì a rompere il sostanziale equilibrio della lotta.

La situazione di stallo terminò quando uno dei cartelloni pubblicitari a rotazione si posizionò sulla pubblicità di una famosa compagnia telefonica. Il fugace sguardo ai rigogliosi seni della testimonial concesse a Smith il tempo per un violento calcio al volto. Il mio volto.

Ero a terra, un gusto amaro in bocca; ingoiavo il mio stesso sangue. Poco male: pensando ai filmati visti in Rete, sarebbe potuto capitare di peggio. Il mio avversario sfruttò il momento per trascinarmi sulle rotaie.

“Vede quelle luci? La morte è in arrivo, direzione Molino Dorino. Addio, Mister Anderson.”

Sembrava non ci fosse via d'uscita. Non m'importava della mia vita; pensavo piuttosto alla delusione per coloro che avevano creduto in me e agli enormi disagi che avrei causato ai pendolari.

Mentre le luci si facevano più vicine, fui fulminato da un'idea geniale e ricordai la scena di un vecchio film con Keanu Reeves. Gran bella pellicola, peccato per i due sequel non all'altezza.

Puntai i piedi a terra, caricai Smith sulla schiena e spinsi con forza in verticale: sorpreso, non riuscì a reagire e l'impatto con il soffitto fu rovinoso, così come il ritorno al suolo. Lo abbandonai sulla sede dei binari e balzai all'indietro con un mortale carpiato dal discreto quoziente di difficoltà, un attimo prima del passaggio del vagone di testa.

Non ci avrebbe messo molto a tornare: dovevo fuggire. Appena in superficie fui affiancato da un tizio in scooter, con il volto coperto da una sciarpa. “Ueee capo! Lo vulite un cellulare nuovo a metà prezzo?” mi chiese porgendo la scatola di un telefono di ultima generazione.

Mi stava decisamente sottovalutando. Lo colpii in testa con il mattone contenuto nella scatola e ripresi la corsa, dopo avergli sottratto il cellulare che custodiva nella giacca.

“Spank! Un'uscita!” - la chiamata mi rendeva rintracciabile, ma era necessaria.

“Davanti a te, Neo. Devi attraversare il mercato.”

Il luogo era piuttosto affollato; del resto il libero mercato è sempre stato un'utopia.

Smith e i 2 agenti gemelli erano dietro di me; fermai la corsa, estrassi l'arma e mi voltai verso un'anziana signora. Tre colpi, precisi. Le ciliegie e i carciofi appena acquistati diventarono un frappé di dubbio gusto. Pensando a quale percentuale della pensione avesse investito in quell'acquisto, la donna crollò a terra urlando; fu subito circondata da decine di persone che tentavano di portare qualche parola di conforto. Il diversivo era riuscito, ma non avrei guadagnato più di una decina di metri sugli inseguitori.

“Spank!”

“A destra Neo, sulla terrazza!”

La terrazza sembrava non avere via d'uscita e i passi degli agenti lungo la scala imponevano una decisione rapida.

“Spank, caricami una cittadinanza campana”. Detto, fatto.

L'acquisita abilità di convivenza con i rifiuti permise un atterraggio morbido su alcuni sacchi di spazzatura.

“Neo, davanti a te, scala antincendio. E' un vecchio motel, uscita alla 999.”

“Il numero della Bestia.”

“Quello è il 666, Neo.”

“Perché non sei mai salito su una Ducati, Spank.”

Gettai il cellulare: avevo bisogno di entrambe le mani per riuscire ad arrampicarmi sulla scala ed evitare le pasticche di piombo offerte dagli agenti omozigoti.

997, 998, 999: spalancai la porta. Nemmeno il tempo di stupirmi e sentii una fitta lacerante all'addome. Guardai Smith negli occhi mentre esplodeva il secondo colpo, e poi un altro ancora. Fine della storia.

A questo punto accadde qualcosa di incomprensibile. Ero cadavere nella Motrice, ma riuscivo a vedere all'interno della Freccia del Sud, nonostante anche il mio corpo reale non desse alcun segno di vita. Il suono continuo dei macchinari confermava il mio decesso, così come lo sguardo rassegnato di Spank e Morpheus.

Tremity si avvicinò. “Non puoi andartene, Neo. Ti amo. E adoro fare sesso con l'uomo che amo e altre donne, contemporaneamente.” Quelle parole sarebbero bastate a rianimarmi, ma Tremity non corse rischi, appoggiando le sue labbra alle mie.

Il cuore riprese a battere e io e ripresi coscienza all'interno della Motrice.

Gli agenti stavano già allontanandosi; percepirono la mia presenza, si voltarono e spararono, tutti insieme.

Inutile, ora riuscivo a vedere chiaramente il codice. Fermai le pallottole a pochi centimetri dal mio viso. Ne afferrai una e la girai tra le dita per qualche secondo; poi, con un gesto teatrale del pollice indicai verso il basso, determinando la caduta di tutte.

Smith si lanciò verso di me, ma ne anticipai le intenzioni con un tuffo in avanti. Distrussi il suo codice dall'interno, ricomponendo il mio subito dopo; un trucco che avevo imparato da lui.

Tremity urlò di rientrare; fui costretto a lasciar via libera ai gemelli e raggiunsi più in fretta possibile il telefono nella 999. Al mio risveglio sulla nave, Spank azionò all'istante l'obliteratrice, neutralizzando un attacco dei controllori.

A Spank e Morpheus furono necessarie diverse ore per riportare la Freccia del Sud alla normalità; io ingannai l'attesa assaporando di nuovo il gusto delle labbra di Tremity. Tutte e sei.

Morpheus ci riunì in seguito sulla plancia; colsi l'occasione per informare i compagni della possibilità di decifrare buona parte del codice della Motrice.

La guerra sarebbe proseguita1, ma ora avevamo una nuova arma, forse decisiva, per la vittoria finale.

1Quest'eventualità risulta in realtà condizionata da due fattori:

1) Un editore pagante (assai improbabile)

2) Nessuna causa intentata dai fratelli Wachowski (non si può mai sapere)

Scritto da Jsv

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